CORSO DI FORMAZIONE PER GIORNALISTI/E
31 MARZO 2026-05-07
Il 31 marzo 2026 ha avuto luogo il Corso di formazione per giornalisti/e dal titolo “LA VIOLENZA MASCHILE ALLE DONNE NEL RACCONTO DELLA STAMPA ROMANA. I DATI DELL’OSSERVATORIO STEP ROMA-LE PAROLE GIUSTE”, organizzato dall’Osservatorio Step Roma – le parole giuste di Sapienza Università di Roma, con Ordine dei Giornalisti del Lazio e Associazione Differenza Donna.
Il Corso di Formazione, si è aperto con i saluti istituzionali, tra gli altri, di Guido D’Ubaldo, Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, seguito dall’intervento della Prof.ssa Flaminia Saccà, Presidente dell’Osservatorio STEP ROMA e docente di Sociologia della violenza di genere in Sapienza Università di Roma, che ha presentato con la Dott.ssa Maddalena Carbonari, i risultati di due anni di analisi sul racconto della violenza maschile nella stampa romana, condotta su 7 testate romane per un totale di quasi 2000 articoli di cronaca. E’ emerso che nonostante la violenza domestica rappresenti la forma principale di violenza maschile alle donne (poco sopra il 50% di tutti i reati di violenza di genere), la stampa romana si concentra soprattutto sui femminicidi (26%), seguiti dalla violenza sessuale (19%) e dalle lesioni personali (15%). Solo in quarta battuta compare la violenza domestica (13%), quasi sempre in connessione con altre tipologie di reato. Il rischio è quello di sottovalutare e normalizzare la violenza più diffusa, non raccontandola o quando la si racconta, la si derubrica a “lite (che non è reato). In generale poi si evidenziano due strategie retoriche complementari: l’himpathy ovvero l’empatia per lui, l’offender da un lato (era innamorato, geloso, disperato) e il victim blaming (la colpevolizzazione della vittima) dall’altro (lei lo voleva lasciare, non lo amava più, lo ha tradito).
A conclusione del quadro di analisi, gli interventi della Dott.ssa Rosalba Belmonte (UnitelmaSapienza) e del Prof. Luca Massidda (Università della Tuscia), si sono concentrati sulle rappresentazioni della vittima e dell’offender nella stampa romana, mentre l’intervento della Prof.ssa Stefania Parisi e della Dott.ssa Carbonari si è concentrato sulla natura ambivalente degli ambienti digitali che possono configurarsi sia come dispositivi di polarizzazione delle opinioni, sia come spazi in cui si affermano narrazioni plurali e rispettose.
Teresa Manente si è soffermata ad analizzare le diverse modalità di rappresentazione da parte della stampa dei fatti di violenza a secondo della figura dell’imputato che se professionista o anche personaggio conosciuto nei media prende completamente la scena del racconto e sparisce del tutto la versione della vittima e delle prove acquisite nel processo. Ha rappresentato le novità introdotte dalla legge che indica le parole giuste per poter raccontare la violenza di genere contro le donne. Odio, controllo, possesso, potere, dominio, prevaricazione, limitazione delle libertà ibertà individuali, parole indicate nella norma di legge che ha introdotto il reato di femminicidio.





